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Risveglio >> - Traduzione in Italiano
Rubrique :Chroniques transalpines

Risveglio - Réveil

Auteur(s) : Madame Artichaut, Signor Uvetta


  • C’è stato un momento in cui ho ripreso a piangere, a piangere e a scrivere, a scrivere e a leggere e a fare tutto ciò che vi é legato. Rileggevo per esempio i cartelli stradali come delle rivelazioni, staccandomi dalla vita quotidiana, e mi comprai per la prima volta degli occhiali da sole, per nascondere quei rinati solchi nel mio volto.
    Avevo un diario e vi scrivevo di tanto in tanto, nelle pause dai miei viaggi. Grazie a questo, avevo notato il mio cambiamento in dimensioni amplificate.

  • Ora vedevo i bambini che nell’autobus si sedevano lontani dai genitori per osservare meglio il mondo che li circondava, che passavano ore a giocare con la stoffa dei sedili degli autobus simile alla peluria di un animale pulsante. I genitori, perfetti lavoratori, di origine straniera, vestiti il meno appariscente possibile, concordavano nel concedere la libertà al loro figlio. 

  • Componevano le mie giornate anche i tè presi al bar dell’università, come se ci fosse molto da raccontare in quei pomeriggi silenziosi in cui mi univo a una collega e il suo gruppo di amici provando il piacere sociale che ha un po’ la funzione dei raggi di sole. Lì passavo in silenzio i pomeriggi, ma la mia amica era una persona saggia e non gliene importava.
    In quel periodo, il corso di laurea che seguivo era frequentato, come molti corsi magistrali, sì e no da persone già alle prese con lavori vari e anche, come nel mio caso, con il mantenimento di una famiglia. 

  • Le lezioni, non molto gremite, concedevano comunque il loro miele e per il resto tenevo corsi ai bambini e conducevo una vita serena.
    Per questo e anche per altri motivi, che si radicavano in un passato molto più lontano, ero tornata a piangere.
    Alla sera scrivevo "Nota Bene : ricorda quando eri bambina." Ma questo voleva dire anche ricorda che lo sei ancora, ricorda la tua giovinezza.
    Ripresi a notare allora le tapparelle blu delle case degli altri sparse sulle colline, apprezzai il fatto che non stavo più malissimo come in passato durante certi momenti, che le tensioni delle aspettative adolescenziali si erano calmate e che, soprattutto, avevo la libertà di spostarmi spesso da un posto all’altro. Senza cercare sempre la mano di qualcuno, semplicemente assaporando le cose che sbattevano contro di me.

  • Per questo ho sorriso a quel bambino dell’autobus. Mi guardava scrivere, scrivere e sorridere. Guardandolo capivo che quella era la mia strada. Rispondere agli impegni, anche critici, con un "perché no ?". Non incrociare le braccia di fronte agli altri e riflettere col mio corpo ciò che avevo ricevuto nell’infanzia.Questo era il regalo che avevo deciso di fare ai miei genitori, in questo momento non più in vita.
    Loro che quando mi sgorgavano le lacrime mi prendevano tra le braccia, cosa che mi ricordava quanto fosse buono piangere. Anche se mia madre diceva, in tono dolce e insistente, "Non piangere...non piangere..." sapevo che farlo mi permetteva ancora di esserle accanto, e la ringraziavo.

  • Ritrovai persino i miei autori preferiti, perché mi rivolsi di nuovo al mio scaffale di sempre, annusando libri. Autori che avevo accantonato credendo di avervi attinto abbastanza e che il mio essere se ne fosse già abbastanza impresso. E invece erano quello che ancora e sempre volevo, una storia d’amore non finita.

  • Sapevo che non per sempre il fumo avrebbe fatto alzare i miei sacrifici, però sentivo anche che i miei dei erano sempre lì, per potermici rispecchiare. La vita diveniva a quel punto un tango lento, dove gli altri potevano sorprendermi, pur dentro una partitura precisa, e il mio corpo si riallineò alla gioia, molto lentamente. 


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